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Dal 19 giugno 2026 cambia il modo in cui un negozio online deve gestire il diritto di recesso del consumatore. La Direttiva (UE) 2023/2673, recepita in Italia con il D.Lgs. 209/2025, introduce nel Codice del Consumo il nuovo articolo 54-bis e l'obbligo di una funzione digitale di recesso, il cosiddetto "pulsante di recesso". Per chi gestisce un e-commerce con PrestaShop sorge una domanda concreta e urgente: la gestione resi nativa della piattaforma è sufficiente a rispettare le nuove regole? La risposta, nella maggior parte dei casi, è no.

In questo articolo spieghiamo, in modo pratico e senza giri di parole, perché lo strumento nativo "Resi merce" di PrestaShop nasce per uno scopo diverso da quello richiesto dalla nuova normativa, quali sono i cinque punti in cui non è allineato all'art. 54-bis, e cosa serve davvero per mettere in regola un negozio. L'obiettivo non è spaventare, ma aiutarti a capire dove guardare prima della scadenza.
In sintesi: la funzione nativa "Resi merce" gestisce bene la logistica del reso, ma non implementa il recesso come atto unilaterale del consumatore. Per essere conformi serve un livello aggiuntivo che affianchi, e non sostituisca, lo strumento nativo.
Cosa prevede la Direttiva UE 2023/2673 e l'art. 54-bis
La Direttiva (UE) 2023/2673 del 22 novembre 2023 nasce, formalmente, in materia di contratti di servizi finanziari conclusi a distanza. Modifica la Direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori e abroga la precedente Direttiva 2002/65/CE. Fin qui sembrerebbe una questione che riguarda solo banche, assicurazioni e finanziarie.
Il punto delicato è il modo in cui il legislatore italiano l'ha recepita. Il D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 209, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 gennaio 2026, ha inserito nel Codice del Consumo un nuovo articolo 54-bis, rubricato "Esercizio del diritto di recesso dai contratti a distanza conclusi mediante un'interfaccia online". La formulazione della norma non parla solo di servizi finanziari: parla, più in generale, di contratti conclusi tramite un'interfaccia online. Per questo numerosi commentatori sottolineano che, di fatto, l'impatto della riforma si estende al commercio elettronico in senso ampio.
La novità più visibile è proprio la funzione digitale di recesso, ribattezzata "pulsante di recesso" o, in inglese, withdrawal button. L'obiettivo dichiarato è rendere la cancellazione di un acquisto online semplice quanto la sua sottoscrizione, contrastando le pratiche manipolative (i cosiddetti dark pattern) che spesso rendono il recesso difficile, nascosto o scoraggiante.
In concreto, la nuova funzione di recesso deve rispettare alcuni requisiti precisi:
- Visibilità e accessibilità: deve essere facilmente individuabile e disponibile per tutto il periodo in cui è possibile esercitare il ripensamento.
- Esercizio online diretto: il consumatore deve poter recedere senza scaricare moduli PDF, inviare PEC o cercare indirizzi email.
- Step di conferma: dopo la richiesta, il sistema deve chiedere una conferma esplicita.
- Ricevuta su supporto durevole: il professionista deve inviare senza ritardo una ricevuta del recesso, con data e ora.
- Nessun dark pattern: il percorso non deve essere artificialmente complicato.
Tutti questi elementi si applicano ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026. È una data che vale la pena segnare, perché non riguarda i contratti già conclusi prima, ma da quel giorno in poi diventa il nuovo standard operativo.
Come funziona oggi la gestione resi nativa di PrestaShop
PrestaShop, da diverse versioni, offre uno strumento nativo per gestire i resi: il sistema RMA (Return Merchandise Authorization), che si trova nel back office sotto Servizio clienti → Restituzione merce (in alcune versioni "Resi merce"). È una funzione solida e collaudata, ma è importante capire per cosa è stata progettata.
Lato amministratore, l'attivazione è semplice. Nella sezione delle opzioni si imposta:
- Abilita le restituzioni: si attiva la funzione.
- Tempo limite di validità: il numero di giorni, dopo la consegna, entro cui il cliente può richiedere la restituzione. È qui che molti impostano i 14 giorni del diritto di recesso.
- Prefisso restituzioni: il prefisso del numero RMA, ad esempio "RE".
Lato cliente, il percorso per richiedere un reso è articolato in più passaggi:
- Accedere alla gestione del proprio account.
- Aprire lo storico ordini.
- Entrare nel dettaglio dell'ordine interessato.
- Selezionare i prodotti da restituire, scrivere una motivazione e cliccare su "Chiedi un rimborso".
- Attendere che la richiesta venga accettata dal venditore; solo a quel punto, dalla sezione "Restituzione prodotto", il cliente può scaricare la bolla RMA per spedire il reso.
Funziona, ed è utilissimo per la parte logistica: tracciare il rientro della merce, gestire gli stati ("in attesa di conferma", "in attesa del pacco", "pacco ricevuto", "reso completato"), generare note di credito o voucher. Ma è esattamente questo il punto: lo strumento nativo è un gestore di resi, non un gestore del recesso. E la differenza, che a prima vista sembra terminologica, è in realtà giuridica e sostanziale.
Perché un reso non è un recesso: la differenza giuridica
Reso e recesso vengono spesso usati come sinonimi nel linguaggio comune, ma rappresentano due cose diverse. Comprenderne la distinzione è la chiave per capire perché la gestione nativa non basta.
Il reso merce (RMA) è una procedura operativa e commerciale. È il modo in cui il venditore organizza il rientro fisico di un prodotto. Può essere soggetto a condizioni, valutazioni e, appunto, a un'accettazione da parte del merchant: è il venditore che, ricevuta la richiesta, decide come gestirla.
Il diritto di recesso è invece un diritto potestativo del consumatore, previsto dagli articoli 52 e seguenti del Codice del Consumo. Si tratta della facoltà di sciogliere unilateralmente il contratto entro 14 giorni, senza dover fornire alcuna motivazione e senza alcuna penalità. Il recesso si perfeziona con la sola dichiarazione del consumatore: non richiede l'approvazione del venditore, non richiede una giustificazione, non è negoziabile.
La tabella seguente riassume le differenze fondamentali.
| Aspetto | Reso merce (RMA nativo) | Diritto di recesso (art. 52 ss.) |
|---|---|---|
| Natura | Procedura logistica/commerciale | Diritto potestativo del consumatore |
| Perfezionamento | Richiesta soggetta ad accettazione del venditore | Unilaterale, con la sola dichiarazione del cliente |
| Motivazione | Spesso richiesta | Non richiesta per legge |
| Momento di esercizio | Tipicamente dopo la consegna | Dalla conclusione del contratto, anche prima della consegna |
| Prova per il consumatore | Bolla di restituzione logistica | Ricevuta datata su supporto durevole |
Quando un negozio gestisce il diritto di recesso esclusivamente attraverso lo strumento "Resi merce" nativo, sta trattando un diritto del consumatore come se fosse una procedura logistica condizionata. È qui che nascono i problemi di conformità.
I cinque punti critici della gestione nativa
Analizzando il flusso nativo alla luce dei requisiti dell'art. 54-bis, emergono cinque criticità precise. Le vediamo una per una.
1. Richiede una motivazione
Nel flusso nativo, il modulo "Reso merce" presenta al cliente un campo in cui inserire la spiegazione della restituzione, e il pulsante è etichettato come "Chiedi un rimborso". Il recesso, però, per definizione non richiede alcuna motivazione: il consumatore può cambiare idea senza spiegare il perché. Imporre o suggerire una motivazione introduce una frizione che la direttiva vuole eliminare e che rischia di scoraggiare l'esercizio del diritto.
2. Richiede l'accettazione del venditore
È il problema più serio. Nel flusso nativo la richiesta attraversa stati come "in attesa di conferma" e "in attesa del pacco", e la documentazione RMA si genera solo dopo che il venditore accetta. Ma il recesso è un diritto che si perfeziona con la dichiarazione del consumatore, non con l'approvazione del professionista. Subordinare il recesso a un'accettazione del merchant è in contrasto con la natura stessa del diritto: il consumatore non chiede il permesso di recedere, comunica di averlo fatto.
3. È sepolto in troppi passaggi
Per arrivare a richiedere il reso il cliente deve attraversare account, storico ordini, dettaglio ordine, selezione prodotti, motivazione e invio. La direttiva chiede invece una funzione di recesso "facilmente visibile", idealmente esercitabile con pochi clic. Un percorso troppo lungo e poco intuitivo rischia di configurarsi come un dark pattern, cioè proprio quel tipo di frizione che la normativa intende contrastare.
4. Dipende dalla consegna
Il "tempo limite di validità" nativo conta i giorni a partire dalla data di consegna, e il reso si attiva su ordini già spediti o consegnati. Il diritto di recesso, però, esiste fin dalla conclusione del contratto: un cliente può voler recedere anche prima di ricevere la merce. Nel flusso nativo, chi vuole recedere prima della consegna non ha uno strumento per farlo. È un vuoto che la nuova funzione di recesso deve invece coprire.
5. Manca la ricevuta su supporto durevole
Il PDF generato dal sistema nativo è una bolla di restituzione, cioè un documento di logistica del reso. Non è la ricevuta di recesso con data e ora che la norma impone di inviare al consumatore senza ritardo, su un supporto durevole. È un documento pensato per accompagnare il pacco, non per attestare l'esercizio di un diritto.
Attenzione: nessuno di questi cinque punti è un difetto di PrestaShop. Sono semplicemente conseguenze del fatto che lo strumento nativo è stato progettato per gestire resi, non per implementare il recesso come atto unilaterale del consumatore secondo l'art. 54-bis.
Il nodo del supporto durevole e del documento immutabile
Tra i cinque punti, quello della ricevuta merita un approfondimento, perché è anche il più tecnico e quello dove l'approccio "facciamo come PrestaShop con le fatture" non regge.
La norma chiede che al consumatore arrivi una ricevuta del recesso, con data e ora, su supporto durevole. E "supporto durevole" non è un'espressione generica: ha una definizione giuridica precisa nell'art. 45 del Codice del Consumo. È un mezzo che permette al consumatore di conservare le informazioni a lui indirizzate e che ne consente la riproduzione immutata nel tempo.
Qui emerge il limite di un approccio che molti darebbero per scontato: rigenerare il documento al volo dai dati del database, come fa PrestaShop con la fattura. Una pagina che ricostruisce dinamicamente la ricevuta a partire dal database non è un supporto durevole, perché il dato resta sotto il controllo del venditore ed è modificabile: non garantisce la riproduzione immutata richiesta dalla norma.
Le implicazioni pratiche sono due:
- Per la copia del consumatore: la ricevuta va effettivamente inviata in una forma conservabile, tipicamente un'email (che è considerata supporto durevole) con il documento allegato o nel corpo del messaggio. L'email spedita soddisfa il requisito; la pagina rigenerata no.
- Per la copia del venditore: serve uno snapshot immutabile a fini probatori. Conviene generare la ricevuta una sola volta, "congelarla" in un file e memorizzarne un hash crittografico con un timestamp. Così si ha la prova dell'integrità senza dover ricorrere all'apparato della conservazione fiscale a norma, che per la ricevuta di recesso non è richiesta perché non si tratta di un documento fiscale.
C'è poi il tema della conservazione nel tempo. La direttiva non fissa un termine specifico per la ricevuta di recesso, ma il riferimento prudenziale è la prescrizione ordinaria contrattuale di dieci anni (art. 2946 del Codice Civile), allineata di fatto alla durata di conservazione già prevista per la fattura dell'ordine. Attenzione però alla tensione con il GDPR: la ricevuta contiene dati personali e il principio di limitazione della conservazione (art. 5.1.e del Regolamento) impone di non tenerli oltre il necessario. La soluzione corretta è definire una retention policy esplicita, con cancellazione o anonimizzazione automatica una volta scaduto il termine.
Il rischio dei dark pattern e l'esposizione del negozio
Uno degli obiettivi dichiarati della Direttiva 2023/2673 è proprio il contrasto ai dark pattern, cioè quelle scelte di interfaccia che rendono difficile esercitare un diritto: procedure lunghe, opzioni nascoste, percorsi poco intuitivi, richieste di motivazione non dovute.
Il problema, per un negozio che si affida solo al flusso nativo, è che alcune di queste caratteristiche non sono il frutto di una scelta deliberata e scorretta, ma il semplice risultato dell'uso di uno strumento nato per un altro scopo. Dal punto di vista del consumatore, e potenzialmente dell'autorità di vigilanza, la differenza tra "intenzionale" e "involontario" rischia di contare poco: ciò che si valuta è se l'esercizio del recesso è davvero semplice e immediato.
Le conseguenze di una gestione non conforme non sono solo formali. Si traducono in possibili contestazioni, in un'esposizione a sanzioni e, non meno importante, in un danno reputazionale: in un mercato competitivo, un percorso di recesso macchinoso erode la fiducia del cliente e incide direttamente sulle decisioni d'acquisto future.
Cosa serve davvero per essere conformi
La buona notizia è che adeguarsi non significa buttare via la gestione resi nativa. Significa affiancarle un livello dedicato al recesso. I due piani vanno tenuti distinti.
Da un lato, l'atto di recesso: un meccanismo che si perfeziona unilateralmente, senza approvazione del venditore, senza motivazione obbligatoria, con uno step di conferma esplicito e con l'invio immediato di una ricevuta datata su supporto durevole. Deve essere visibile, accessibile durante tutto il periodo utile e disponibile anche prima della consegna.
Dall'altro, la logistica del rientro: qui la funzione "Resi merce" nativa resta perfettamente utile. Una volta perfezionato il recesso, il rientro fisico della merce, la nota di credito o il voucher possono essere gestiti dalla schermata nativa che il merchant già conosce. Il recesso è l'atto; il reso è ciò che viene dopo, sul piano operativo.
In altre parole: la gestione nativa non è il problema, è solo incompleta. Va integrata con un componente che implementi il recesso come diritto, lasciando al nativo il compito che svolge bene, cioè la movimentazione della merce.
Come adeguare un negozio PrestaShop in pratica
Tradotto in passi concreti, ecco come muoversi su un negozio PrestaShop, sia esso in versione 1.7, 8 o 9.
- Mantieni attivi i resi nativi. La sezione Servizio clienti → Restituzione merce continua a servire per la logistica del rientro. Non va disattivata.
- Aggiungi una funzione di recesso dedicata. Serve un pulsante di recesso, ben visibile nell'area account e nel dettaglio dell'ordine, che si perfezioni in modo unilaterale, senza accettazione e senza motivazione obbligatoria.
- Separa l'atto dalla logistica. L'atto di recesso deve essere registrato come documento proprio, immutabile, con data e ora. La creazione del reso nativo, quando la merce è già consegnata, può avvenire a valle e in automatico.
- Gestisci la ricevuta su supporto durevole. Genera la ricevuta una sola volta, salvane uno snapshot con hash crittografico e inviala via email al consumatore.
- Definisci una retention policy. Stabilisci per quanto tempo conservare gli atti di recesso (il riferimento prudenziale è dieci anni) e prevedi cancellazione o anonimizzazione automatica per rispettare il GDPR.
- Aggiorna i testi legali. Le condizioni generali di vendita e la pagina informativa sul recesso vanno allineate alla nuova procedura digitale, descrivendo come il cliente può esercitare il recesso online.
Per chi sviluppa o personalizza moduli, questo è esattamente il tipo di lacuna che un componente dedicato può colmare: un modulo che aggiunga il pulsante di recesso e la generazione della ricevuta sopra il flusso RMA esistente, compatibile con le diverse versioni della piattaforma, riutilizzando il più possibile la gestione nativa per la parte logistica.
Domande frequenti
L'art. 54-bis vale anche per chi vende solo beni fisici?
La direttiva nasce in ambito di servizi finanziari, ma il recepimento italiano ha inserito nel Codice del Consumo una formulazione più ampia, riferita ai contratti conclusi tramite interfaccia online. L'ambito di applicazione soggettivo all'e-commerce di soli beni è quindi interpretativamente aperto, e diversi commentatori ritengono che l'impatto si estenda al commercio elettronico in senso ampio. L'approccio prudente è adeguarsi, valutando la propria situazione specifica con un consulente legale.
Devo disattivare la gestione resi nativa di PrestaShop?
No. La funzione "Resi merce" resta utile per la logistica del rientro, la gestione degli stati, le note di credito e i voucher. Va affiancata, non sostituita, da una funzione di recesso conforme all'art. 54-bis.
Da quando si applicano le nuove regole?
Le nuove disposizioni si applicano ai contratti conclusi a partire dal 19 giugno 2026. I contratti conclusi prima di quella data non sono interessati dal nuovo obbligo.
La bolla RMA generata da PrestaShop vale come ricevuta di recesso?
No. La bolla di restituzione è un documento logistico che accompagna il pacco. La ricevuta di recesso è un documento diverso: deve riportare data e ora, attestare l'esercizio del diritto ed essere inviata al consumatore su supporto durevole.
Posso continuare a chiedere al cliente il motivo del reso?
Puoi offrire un campo facoltativo per il feedback, ma non puoi rendere la motivazione obbligatoria per esercitare il recesso. Il diritto di recesso non richiede alcuna giustificazione.
Conclusioni
La gestione resi nativa di PrestaShop è uno strumento valido, ma è stato pensato per la logistica del reso, non per implementare il diritto di recesso come atto unilaterale del consumatore. Con l'entrata in applicazione dell'art. 54-bis dal 19 giugno 2026, questa distinzione smette di essere accademica e diventa una questione di conformità.
I cinque punti critici, la richiesta di motivazione, l'accettazione del venditore, i troppi passaggi, la dipendenza dalla consegna e l'assenza di una ricevuta su supporto durevole, raccontano tutti la stessa cosa: serve un livello aggiuntivo che gestisca il recesso come diritto, lasciando al nativo ciò che fa bene. Adeguarsi non è complicato, ma richiede di intervenire prima della scadenza, separando con chiarezza l'atto di recesso dalla logistica del rientro.
Se gestisci un e-commerce PrestaShop e vuoi capire come mettere in regola il tuo negozio prima del 19 giugno 2026, possiamo aiutarti ad analizzare la tua configurazione e a individuare la soluzione più adatta.
Nota: questo articolo ha finalità informative e non costituisce un parere legale. L'ambito di applicazione e le modalità di adeguamento vanno valutati con un professionista qualificato in relazione alla specifica attività.