Il pagamento in contrassegno rappresenta una delle modalità con cui il cliente salda l'importo dovuto per la ricezione del bene oppure del servizio acquistato. Fino a qualche anno fa, questo metodo era stato soppiantato quasi esclusivamente dalle carte di credito, ma negli ultimi tempi i rivenditori, soprattutto nel settore e-commerce, hanno reintrodotto la possibilità di corrispondere la cifra dovuta direttamente al corriere che si occuperà del recapito. Quali sono le condizioni applicate dalla maggior parte dei rivenditori online al pagamento in contrassegno?

Esistono costi aggiuntivi per questo servizio, considerato da molti clienti preferibile alle modalità digitali previste con PayPal, carte e bonifici bancari? Questa guida analizzerà i principali aspetti di tale strumento di acquisto, gli eventuali costi applicati sul prezzo finale dei beni e le ragioni che sottendono a queste politiche.

In ultima analisi, è necessario sottolineare come una recente sanzione applicata dall'Antitrust nei confronti di alcune importanti compagnie aeree abbia erogato pesanti sanzioni per applicazione di costi aggiuntivi per strumenti di pagamento diversi dalle carte di credito. In particolare, nel mirino sono finiti i bonifici bancari e il contrassegno.

Infatti, il motivo della decisione dell'Antitrust è in linea con la Direttiva Europea 2011/83/UE, che disciplina i diritti dei consumatori (consumers' rights). Secondo tale normativa, recepita nel nostro Paese dal Codice del Consumo, qualora il venditore applichi un sovrapprezzo, connesso al pagamento in contrassegno oppure a mezzo bonifico bancario, scatterebbe la violazione dei diritti dei consumatori e, in particolare, l'art. 62 del Codice.

Come funziona il pagamento in contrassegno: aspetti operativi

Il pagamento in contrassegno è una modalità di pagamento che prevede la consegna di denaro contante al corriere espresso che si occuperà di recapitare la merce al destinatario. In questo caso, la somma del contratto di vendita sarà trasferita al venditore dallo spedizioniere, che consegnerà il bene solamente nel caso in cui il pagamento vada a buon fine. Sono principalmente due le modalità di pagamento in contrassegno e queste prevedono il denaro contante, oppure il trasferimento dei fondi tramite carta di credito o smartphone dotati di relative app digitali.

Non sono molti i corrieri che dispongono del POS ma, ad esempio, per i servizi di spesa a domicilio è spesso contemplato il pagamento tramite terminale. Per molti aspetti, chi ancora non ha confidenza con gli acquisti in rete, oppure non ha un feedback sufficientemente articolato del rivenditore, potrebbe trovare più sicuro consegnare il denaro solo a merce consegnata.

I vantaggi, per gli acquirenti più diffidenti, sono evidenti: il pagamento non avviene in fase di ordine, ma alla ricezione della merce. Da parte loro, i rivenditori spesso applicano costi aggiuntivi alla modalità in contrassegno, perché si tratta di un servizio ulteriore che gli spedizionieri applicano alle spese concordate per il dropshipping. Il dropshipping è un tipo di vendita che si basa sulla presenza di tre attori: il venditore, l'acquirente e lo spedizioniere. Il primo non possiede materialmente i beni venduti all'acquirente, che li riceve dal vettore attraverso un sistema di ordini online gestiti da una o più sedi del magazzino in cui le merci sono custodite e disponibili per il ritiro.

Se il pagamento avviene tramite carta di credito, il venditore riceve immediatamente i fondi, se la transazione risulta autorizzata. Se l'importo è, invece, trasferito mediante contrassegno, si verificherà un passaggio ulteriore: dopo la spedizione dei beni, il corriere riceve il denaro dall'acquirente, se questi accetta il pacco, e successivamente dovrà inviarli al venditore.

La maggiorazione di costi legata al pagamento in contrassegno

La questione della maggiorazione dei costi applicata al pagamento in contrassegno è talvolta spinosa, perché non sempre le condizioni di vendita risultano totalmente trasparenti. Alcuni venditori, infatti, applicano commissioni sulle somme consegnate allo spedizioniere a seguito della ricezione, mentre altri, semplicemente, aggiungono costi nascosti.

Quindi, sebbene sembri che il prezzo da corrispondere sia il medesimo, con l'utilizzo di tutti i metodi di pagamento, in realtà il cliente paga una cifra maggiorata, senza saperlo. In alcuni casi, invece, le commissioni di vendita, specialmente di alcuni servizi, tra cui l'acquisto di biglietti aerei, era noto al consumatore finale. In questo caso, tuttavia, non si trattava del pagamento in contrassegno, bensì con bonifico bancario.

Per quanto riguarda il contrassegno, non sono solo i vettori più piccoli che applicano una maggiorazione di prezzo, ma anche società come Poste Italiane. Basti pensare che, per i pagamenti in contrassegno, Poste Italiane applica essa stessa aumenti nelle tariffe. In questo caso, Poste pone dei limiti agli importi a cui il saldo in contrassegno è applicabile. Ma, in realtà, non si tratta di una forma di tutela nei confronti degli acquirenti, poiché le limitazioni hanno una base essenzialmente di natura fiscale.

La soglia massima, infatti, corrisponde a 1.030 € per i pacchi spediti con spedizione ordinaria, mentre a 999 € per i pacchi celeri. Come controllare le eventuali maggiorazioni di costi legati alle consegne in contrassegno?

Il modo più semplice ed efficace è quello di andare avanti nell'acquisto, fino al check-out, monitorando il prezzo di listino rispetto a quello finale indicato sullo schermo. Se il costo finale supera di molto quello iniziale, le scelte sono due: affrontare i costi applicati, oppure scegliere un altro metodo di pagamento.

Il sovrapprezzo sugli acquisti e-commerce: una questione controversa

Le misure sanzionatorie applicate dall'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, in violazione dell'art. 62 del Codice del Consumo, ha posto una serie di interrogativi, sia da parte dei clienti, sia in capo agli studiosi della materia. Il punto di partenza è che, nel 2016, l'AGCM aveva sanzionato due compagnie aeree, la Norvegian Airlines e la Blue Air, per aver contravvenuto alle regole della Direttiva Europea e aver applicato un sovrapprezzo alle transazioni effettuate con mezzi diversi dalla carta di credito.

L'importo delle sanzioni, molto pesanti, era stato quantificato rispettivamente in 250 mila e 300 mila euro. Successivamente, nel 2017, l'Autorità aveva emesso altri provvedimenti nei confronti di 5 società distributrici di energia elettrica, che stabilivano un sovrapprezzo compreso tra 1 e 4 euro per il pagamento delle bollette in contanti, invece dell'addebito ricorrente sul conto corrente bancario.

La chiara violazione dell'art. 62 del Codice del Consumo, nel nostro Paese, aveva portato una folta schiera di clienti a esultare per questa decisione, ritenuta doverosa dopo un periodo di forte incertezza e frustrazione. L'Antitrust, infatti, non aveva avallato l'applicazione di una maggiorazione delle tariffe per la modalità di pagamento in contrassegno delle fatture, ma aveva ipotizzato la possibilità di uno sconto per il saldo tramite RID bancario e pagamento mediante carte di credito.

D'altra parte, questa decisione ha scatenato anche sconcerto e tante polemiche. Innanzitutto, secondo alcuni economisti ed esperti delle transazioni internazionali e online, il pagamento in contrassegno non rientrerebbe nella categoria propria degli strumenti di pagamento. Ne deriverebbe, di conseguenza, che in tal caso non è possibile applicare l'art. 62 del Codice del Consumo.

Il risultato di queste divergenze interpretative è che, poiché l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato rimane, a tutt'oggi, l'organismo incaricato del controllo delle tariffe applicate dalle aziende nei confronti dei consumatori finali, potrebbero essere aumentati i costi di beni e servizi da alcuni operatori, laddove sia prevista la possibilità di pagare in contrassegno.

Un modo per ovviare a tale situazione, davvero molto spiacevole, è affidato alla competenza e all'imprenditorialità trasparente dei rivenditori, che sono chiamati a fare un passo indietro e a concordare con gli spedizionieri tariffe più convenienti, per abbattere i costi legati ai servizi di consegna e disporre di un margine più ampio nei casi in cui il cliente desideri saldare la somma dovuta in contanti, direttamente al corriere.

Ad oggi, infatti, le tariffe dei vettori sono talmente diversificate e gli operatori nel settore così numerosi, che una sana politica di concorrenza potrebbe portare i venditori online a valutare con attenzione le migliori tariffe disponibili sul mercato, per aumentare i propri guadagni, evitando però di caricare sovrapprezzi sul cliente finale.

Autore: Stefania Tamberlani

CHIEF EXECUTIVE OFFICER

Stefania Tamberlani fulcro commerciale, organizzativo e amministrativo di Arte e Informatica si occupa dei rapporti con i clienti e i fornitori. Ha un'elevata conoscenza nella configurazione e gestione delle piattaforme Joomla e PrestaShop, dalla configurazione delle modalità di pagamento ai corrieri, passando per la gestione del catalogo e degli ordini.

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