A seguito di un incendio alla sala UPS di Aruba, molti clienti non hanno avuto accesso ai propri servizi internet: sitiweb, email, backup, ecc.. Arte e Informatica ha assistito impotente all'avvenimento, come tutti i clienti che tramite noi hanno il proprio sito web, dominio ed email ospitati su server di Aruba o sui nostri server ospitanti all'interno della Web Farm di Arezzo.
Ci tengo a tranquillizzare tutti i clienti: Aruba è ancora un ottimo ISP, quello che è accaduto è un incidente che può capitare a tutti i fornitori di servizi internet italiani ed esteri. Speriamo ad esempio che, mai si verifichi un blackout a Milano, dove ci sono i principali concorrenti dell'ISP di Arezzo.
E' un problema che nasce da lontano e di cui poco si parla: le infrastrutture Italiane. I nodi principali di Internet sono concentrati in Lombardia e Toscana. Sorrido nel pensare che ARPANET antenato di INTERNET è stato pensato nel '75 per sopravvivere a un attacco nucleare. In Italia per colpa di SIP prima e Telecom Italia dopo, basta un incendio ad Arezzo per mettere a terra più di 2 milioni di utenti. In USA ed altri paesi con infrastrutture serie, servizi di vera banda larga a poche centinaia di euro/mese un server web si può tenere in ufficio o a casa con prestazioni paragonabili a quelle dei più rinomati ISP italiani. Linee sincrone da 10 a 100mbit/s sono economiche quando le nostre asincrone ADSL da 20mbit/s sono solo sulla carta dell'offerta contrattuale.
In Italia invece tutto si concentra in poche aree geografiche, una situazione che unitamente ai costi elevati delle connessioni permette solo a grandi aziende di essere competitive sul mercato. Aruba ha raggiunto grazie ad una politica vincente e ingenti investimenti la leadership del mercato assorbendo numerosi altri ISP.
Quanto sono belle le architetture distribuite! Ho sempre considerato coloro che tendono a centralizzare tutto, in un luogo dei pazzi! Basta poco, un guasto hardware, un blackout, un incendio appunto e ci si ritrova senza servizi e nel peggiore dei casi archivi e documenti vari. Ultimamente stavo pensando di rivedere la mia posizione sul cloud computing e tecnologie affini di cui si parla molto come di rivoluzione di cui nell'articolo: Si fa presto a dire Cloud computing, ma è veramente una rivoluzione? Espongo il mio parere in merito.
Ero quasi sul procinto di cambiare la strategia di distribuire ogni sito web su più sevizi hosting e ISP, in quanto quando amministri 200 siti internet sparpagliati su 200 server diversi, la mole di lavoro che devi affrontare è notevole: serve un gestionale potente e specifico, servono software di monitoraggio che nessuno ha mai creato e pensato di creare, ma soprattutto si devono affrontare problematiche nuove, dove tutti ti dicono: usa un server dedicato! Costa meno ed è più facile da gestire.
E' vero, ma l'incendio di oggi mi ricorda il perché di tale scelta! E' vero che molti clienti non hanno avuto dalle 2:00 di mattina al tardo pomeriggio di oggi 29 aprile 2011, accesso ai servizi internet e di questo ne ho rammarico d'impotenza, dovendo aspettare come loro che Aruba si destasse dalle ceneri, ma è anche vero che molti altri ospitati altrove non hanno avuto disservizi. Su tre server dedicati che utilizzo solo uno era non raggiungibile, appena Aruba ha ripristinato i DNS un'altra decina di domini sono ritornati online un paio d'ore prima che rispondessero i server web di Aruba stessa. I Siti Web ospitati su DNS Hosting, Imatika, Register e altri ISP non hanno presentato, ovviamente disservizi.
L'eccessiva ridondanza che manderebbe al manicomio qualsiasi sistemista, quasi si lavorasse ancora con HD da 20.000.000 di lire a megabyte, ed i backup aggiuntivi che fanno l'upload su server non ospitati nella stessa Web Farm (malgrado esista un backup automatico offerto comodamente da tutti gli ISP sia di database che dei file e quindi per molti un lavoro inutile), hanno fatto in modo che alle voci di un incendio questa mattina potessi, al contrario di molti colleghi rimanere tranquillo e rilassato. Dopotutto in 48 ore si sposta un dominio da qualsiasi altra parte, e ripristinato il file di backup locale il problema si era risolto anche se Aruba fosse arrostita in modo molto più grave, perdendo interi server.
Quindi abbandono ogni idea di rivedere la strategia che ha reso in poco tempo grande Arte e Informatica, continuando a sviluppare i sistemi adottati per gestire centinaia di siti web sparpagliati nei vari ISP. E' vero costa di più in termini di denaro, costa di più in termini di lavoro: non potendo usare soluzioni centralizzate per gli aggiornamenti, per i backup e per il monitoraggio. Ma ha l'indubbio vantaggio d'essere una soluzione più robusta e versatile, non trascurando il fatto che è in aggiunta un grande ritorno in termini di ottimizzazione SEO, proprio in virtù di un network altamente distribuito che i nostri clienti sono amati dai motori di ricerca.
Per questo abbandono ogni idea di centralizzare e trovo nuovo stimolo a distribuire e frammentare ancora e ancora. Dopo Fukushima molti hanno rivisto la tentazione nucleare, altri studiano nuove soluzioni per aumentare la sicurezza.
Sempre avanti dunque contro corrente, d'altronde sui server Unix e Linux la maggioranza dei miei colleghi sono innamorati della vecchia interfaccia a caratteri, che li fa sentire importanti e mistici, tanto da rabbrividire e scandalizzarsi, quando li informo che sui Server Web Linux installo Gnome e accedo via SSH certo ma in modalità grafica, con tanto di punta e clicca, icone, menù e trascinamenti sulla punta del mouse; certo che questo occupa inutilmente risorse e che questo aumenta i servizi attivi e quindi pregiudica la stabilita e così via... ma su server con Giga di RAM, Tetra byte di HDD e processori attivi dal 8 al 10% che importanza può avere?
Sono posizioni che non condivido come quella di mettere server Windows, Unix e Linux a servizio di un paio di PC, nemmeno in dominio, al solo scopo di condividere file e consumare KW di corrente elettrica per tenere una CPU inattiva per il 90% del tempo e trovarsi a terra al primo guasto. Situazione che rende il 99% dei server installati nelle piccole e medie imprese italiane perfetti per contribuire a progetti di ricerca come Folding@Home e Rosetta@home, ma normalmente si usano per accumulare polvere e consumare energia; usare tecnologie distribuite rende più onerosa la programmazione e richiede un'astrazione mentale e un bagaglio di conoscenze ben superiori a quelle necessarie a installare un server anche la dove non serve.
Loris Modena


